Dieta e intestino irritabile

Intestino irritabile? Migliora la tua vita con questi consigli

Sicuramente avrete sentito parlare della sindrome del colon irritabile, o del suo acronimo inglese IBS (Irritable Bowel Syndrome), un disturbo che colpisce l’intestino con una serie di sintomi fastidiosi come dolore addominale, gonfiore, costipazione o frequenti episodi di diarrea (spesso scatenati da specifici alimenti o da momenti di forte stress). (altro…)



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A tavola contro la gastrite: il potere di una dieta sana

Spesso sentiamo parlare di gastrite e, sicuramente, almeno una volta ne abbiamo sofferto (o ci siamo convinti fosse quello): ma cos’è realmente? (altro…)



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Dieta Low Fodmap e intestino irritabile: quando si applica?

Se hai sofferto, o soffri periodicamente, di diarrea dopo i pasti, stipsi, gonfiore addominale, meteorismo ma anche cefalea e disturbi del sonno, è molto probabile che si tratti di intestino irritabile, un fastidioso disturbo che colpisce sempre più persone.

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Coronavirus, stress e aumento di peso: come possiamo prevenirlo?

Da molto tempo a questa parte non si fa altro che parlare di lui: il Coronavirus, un nemico invisibile che è entrato prepotentemente nelle nostre vite, modificando tutte le nostre abitudini e le nostre certezze. (altro…)



Dieta e intestino irritabile

Come capire se soffri di intestino irritabile?

L’intestino irritabile è un fastidioso disturbo che colpisce quasi il 10% della popolazione, in particolar modo quella femminile compresa tra i 20 ed i 50 anni ma, purtroppo, può colpire indistintamente adulti, uomini e donne, di qualsiasi età, portando anche alla comparsa di malattie autoimmuni o cronico-infiammatorie.

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Dieta e intestino irritabile

Intestino irritabile: cosa fare

L’intestino irritabile è un fastidioso disturbo che colpisce quasi il 10% della popolazione, in particolar modo quella femminile compresa tra i 20 ed i 50 anni ma, purtroppo, può colpire indistintamente adulti, uomini e donne, di qualsiasi età, portando anche alla comparsa di malattie autoimmuni o cronico-infiammatorie. (altro…)



Dieta e intestino irritabile

Hai il colesterolo alto? Potrebbero interessarti i risultati di questo nuovo studio.

Il colesterolo è una molecola di grasso che, se presente in livelli adeguati, contribuisce al buon funzionamento dell’organismo essendo deputato alla sintesi di vitamina D, oltre che essere parte costituente delle membrane cellulari, in particolare di quelle del sistema nervoso.

Il nostro corpo lo produce attraverso il fegato ma può essere introdotto anche con la dieta, in particolare con alcune tipologie di alimenti come i cibi di origine animale ed il suo trasporto nel sangue avviene attraverso le lipoproteine LDL ed HDL.

In caso di aumento del suo valore, si parla appunto di una condizione (disordine metabolico) di ipercolesterolemia che, se non trattata, può portare a svariati processi dannosi, in particolar modo a carico dell’apparato cardiovascolare.

Come ben sappiamo, da molti anni le linee guida suggeriscono alle presone con ipercolesterolemia (un eccesso di colesterolo nel sangue) di ridurre al minimo il consumo di grassi saturi in modo da abbassarne i valori; anche l’American Heart Association aveva, in passato, dato indicazioni sull’alimentazione suggerendo di evitare il consumo di alimenti di origine animale (carne, uova e formaggi) oltre ad evitare l’olio di cocco ma, secondo un recente studio, le cose potrebbero essere cambiare.

Un gruppo internazionale di esperti in malattie cardiache ed alimentazione preventiva sostiene che, ad oggi, non esistono prove del fatto che un’alimentazione a basso contenuto di grassi saturi sia in grado di ridurre il colesterolo (a tal proposito è stato pubblicato uno studio sulla rivista BMJ Evidence-Based Medicine).

Secondo gli autori dello studio, non esistono motivazioni per raccomandare una dieta a basso contenuto di grassi saturi ma, al suo posto, andrebbe introdotta un’alimentazione povera di carboidrati che si dimostrerebbe più efficace nella lotta all’ipercolesterolemia oltre che ottima in condizioni come sovrappeso, ipertensione e diabete.

D’altronde, la dieta (intesa come alimenti consigliati ed alimenti da evitare) è sempre il primo strumento terapeutico per chi soffre di colesterolo alto, oltre che essere un’ottima prevenzione per evitare l’insorgenza di numerose patologie.

Dai dati dello studio è emerso anche che i pazienti affetti da malattie coronariche presentano quasi sempre fattori di rischio associati all’insulino resistenza come obesità, elevati livelli di trigliceridi nel sangue e diabete: tutte patologie per le quali è indicata una dieta a basso contenuto di carboidrati e povera di zuccheri.

Gli effetti dell’ipercolesterolemia vengono, inoltre, amplificati quando i valori ematici del colesterolo sono accompagnati da trigliceridi elevati, diventando una vera e propria minaccia per il corretto funzionamento del sistema cardiovascolare.

I risultati dello studio sono coerenti anche con un’altra ricerca pubblicata recentemente sul Journal of the American College of Cardiology nel quale veniva evidenziato come alimenti in grado di aumentare la glicemia (pane, pasta e dolciumi) dovessero essere ridotti al minimo.

I valori di colesterolo possono essere monitorati con dei semplici esami ematici ma, in caso di valori al di fuori dei range di normalità, vi consiglio di affidarvi sempre ad un nutrizionista evitando, tassativamente, il fai da te che può portare a peggiorare ulteriormente le cose.

Trattandosi di una condizione asintomatica, in caso predisposizione al sovrappeso o tendenza ad una dieta sregolata, sarebbe bene controllarne periodicamente (una volta all’anno) i valori.

Se credi di essere affetto da ipercolesterolemia o se hai riscontrato valori ematici alterati e vuoi correre ai ripari, puoi prenotare un primo appuntamento con me a questo link.

 



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Diarrea e dolore addominale dopo i pasti? Forse potresti soffrire di Gluten Sensitivity.

La sensibilità al glutine non celiaca, conosciuta anche come “Gluten sensitivity” è un disturbo caratterizzato da tutta la sintomatologia della malattia celiaca nonostante sia stata esclusa da accertamenti medici: in questo caso i pazienti, come nella malattia vera e propria, traggono beneficio da una dieta priva di glutine.

La celiachia è una malattia autoimmune dell’intestino tenue che, dopo l’ingestione di alimenti contenenti glutine, scatena una risposta immunitaria che ne danneggia la mucosa provocando sintomi tipici come dolore addominale, stipsi, diarrea cronica, anemia, stanchezza psicofisica e ritardo nella crescita dei bambini.

La sua diagnosi avviene con esami medici durante una dieta contenente glutine e si basa su:

  • presenza di elevati livelli di anticorpi (Iga ed anti-endomisio) nel sangue,
  • appiattimento dei villi intestinali rilevato da biopsia effettuata durante l’esecuzione di una gastroscopia.

Negli ultimi anni, però, si è assistito ad una crescita sempre maggiore di patologie legate al glutine che, pur non coinvolgendo il sistema immunitario, sono caratterizzate da sintomi analoghi a quelli della malattia vera e propria che compaiono rapidamente in seguito al consumo di glutine e, altrettanto velocemente, scompaiono quando viene eliminato dalla dieta.

Una ricerca internazionale, presentata sulla rivista “Gut”, ha fornito una possibile spiegazione dei sintomi gastrointestinali presenti nei pazienti con gluten sensitivity: in queste persone, il contatto tra alimenti farinacei e mucosa intestinale scatenerebbe una risposta immunitaria acuta con comparsa di gonfiore addominale o diarrea subito dopo aver ingerito alimenti come pasta, panini o pizza.

Analizzando le molecole contenute nei prelievi sierici di pazienti celiaci e confrontandoli con quelle di pazienti che lamentavano sintomi simili pur non avendo la malattia, è emerso che le persone affette da gluten sensitivity presentavano marcatori di danno alle cellule intestinali ben più elevati rispetto a quelli misurati nei pazienti celiaci.

I ricercatori, inoltre, hanno evidenziato come i pazienti affetti da questa patologia siano maggiormente esposti al rischio di permeabilità intestinale: una condizione seria che può portare al circolo di batteri nocivi nel nostro organismo provocando la comparsa di malattie degenerative ed autoimmuni: in questo caso, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio nutrizionista per effettuare un test del microbioma intestinale (esame basato sulla coprocoltura che permette di conoscere l’esatta composizione della flora batterica) e modificare la dieta includendo anche, ove necessario, l’integrazione di specifici ceppi batterici e di prebiotici.

La diagnosi di questa patologia avviene per esclusione dato che, ad oggi, non esistono test scientificamente riconosciuti a livello internazionale pertanto, ove non presenti i marcatori specifici della celiachia in esami ematici e biopsie endoscopiche ed in presenza dei sintomi tipici che scompaiono all’eliminazione del glutine dalla dieta, si può parlare di sensibilità al glutine non celiaca.

Spesso, anche chi è affetto da sindrome dell’intestino irritabile (IBS) può presentare gluten sensitivity: si stima, infatti, che una percentuale tra il 25 ed il 35% ne soffra quotidianamente.

Un’alimentazione errata ed eccessiva, prolungata per molto tempo, rappresenta una delle primarie cause di questo disturbo.

Il trattamento si basa sull’adozione di una dieta equilibrata e priva di glutine, per permettere una disinfiammazione della mucosa intestinale ed il corretto ripristino della flora batterica. Bisogna sempre evitare il fai da te ma rivolgersi al proprio nutrizionista di fiducia, anche per garantire la soddisfazione di tutti i bisogni alimentari con le giuste combinazioni in modo da sopperire all’eliminazione dei farinacei. In particolar modo, si dovrà porre attenzione all’apporto di fibre e di zuccheri semplici.

Anche la dieta Fodmap può essere un valido aiuto nella risoluzione del problema, andando ad eliminare gli zuccheri fermentabili che sono scarsamente assorbibili e vengono fermentati dai batteri del colon causando gonfiore e dolore addominale: si tratta di un protocollo alimentare di eliminazione cui deve seguire una reintroduzione graduale e progressiva di tutti gli alimenti in modo da migliorare la qualità della vita nei soggetti affetti da Gluten Sensitivity ma anche da colon irritabile.

Anche lo stile di vita andrebbe adeguato: periodi fortemente carichi di stress emotivo possono peggiorare la condizione. In questo caso, l’attività fisica può essere di grande aiuto sia per scaricare la tensione che per mantenere in forma il nostro organismo.

Da ricordare sempre che, per parlare di celiachia, non basta solo la presenza di una sintomatologia grave ma occorre sempre dimostrarne la presenza mediante gli esami specifici di cui ho parlato all’inizio dell’articolo.

Se pensi di soffrirne e vuoi approfondire la tematica, puoi fissare un appuntamento con me cliccando qui.

 



Dieta e intestino irritabile

Verdure fermentate: un elisir di proprietà benefiche per il nostro intestino.

Avete mai sentito parlare delle verdure fermentate?

Si tratta di un piatto di origine asiatica dalle molteplici proprietà benefiche per il nostro organismo, in particolar modo per il nostro intestino. (altro…)



Dieta e intestino irritabile

Coliche addominali: cosa fare e come prevenirle?

Le coliche addominali sono un problema più frequente di quanto si possa immaginare: colpiscono indistintamente bambini ed adulti e sono caratterizzate da un forte dolore che può risultare invalidante e far preoccupare chi ne è affetto.

Si tratta di un fastidio forte ed improvviso, che si manifesta con spasmi e contrazioni a livello dell’intestino e del colon, propagandosi a tutta la parete addominale, accompagnato anche da sintomi come vomito, diarrea, sanguinamento rettale, gonfiore e nausea.

Può avere origine in vari tratti dell’intestino ed è causato da processi infiammatori come malattie intestinali (ad esempio morbo di Chron ed IBS) o ostacoli al transito del contenuto intestinale (ad esempio dopo episodi di stitichezza severa, quando la massa fecale inizia a spingere sulle pareti intestinali provocando dolore).

Le cause più comuni di coliche addominali sono:

  • morbo di Chron,
  • IBS – sindrome dell’intestino irritabile,
  • colite spastica o colite ulcerosa,
  • ostruzione intestinale,
  • stenosi (sia di natura infiammatoria che di natura neoplasica),
  • ernie intestinali,
  • stile di vita malsano e/o dieta errata,
  • stress (lo stato psicologico può influenzare notevolmente la regolarità dell’intestino),
  • assunzione di grandi quantità di cibo (in particolar modo alimenti grassi o fritti),
  • infezioni virali o batteriche,
  • cisti ovariche,
  • assunzione prolungata di determinate categorie di farmaci,
  • colpi di freddo,
  • intolleranza ad alcuni alimenti (ad esempio il lattosio o il fruttosio).

 

In caso di coliche derivanti da condizioni infiammatorie, come intestino irritabile o morbo di Chron, è necessario rivolgersi al proprio nutrizionista di fiducia che suggerirà uno specifico regime alimentare coadiuvato da integrazione di specifici micronutrienti, probiotici e prebiotici in modo da ridurre gli episodi dolorosi.

In caso di coliche derivanti da condizioni patologiche, sarà necessario il supporto del medico per un eventuale approccio farmacologico o chirurgico, finalizzato alla risoluzione del problema (ad esempio in caso di neoplasie o ernie intestinali).

Utili anche indagini radiologiche, o ecografiche, per escludere la presenza di blocchi intestinali e meteorismo.

Cosa fare durante una colica addominale?

Per prima cosa, è importante mantenere la calma e non farsi prendere dal panico (che potrebbe amplificare le sensazioni che stiamo provando); ti consiglio di evitare l’assunzione di liquidi freddi e cibi solidi; meglio sdraiarsi a pancia in su e tenere la zona addominale al caldo.

Una volta terminato il fastidio, sarà opportuno indagare le sue cause con una visita approfondita e, se necessario, con alcuni esami mirati ad escludere determinate cause (ad esempio un breath test lattosio / fruttosio o l’analisi del microbioma intestinale). Lo specialista, dopo un’attenta anamnesi, vi indirizzerà verso il test più adatto alla vostra condizione.

Quali alimenti vanno evitati se soffriamo di coliche addominali?

Da evitare alimenti fritti, bevande alcoliche, insaccati, bevande eccitanti come caffè, the ed energy drink, cioccolato, latticini, pomodori e frutta come banane, fichi o anguria: tutti alimenti che possono mettere a dura prova la nostra digestione, innescando episodi di coliche addominali, specialmente in persone con IBS, intolleranza al lattosio o al fruttosio.

Da evitare anche tutti gli alimenti che possono creare meteorismo.

Come si possono prevenire le coliche addominali?

La prevenzione di questo disturbo deve essere sempre mirata sia alla risoluzione dei problemi sottostanti (ad esempio l’intestino irritabile o una condizione protratta di stipsi / diarrea) che all’attuazione di un modello di vita sano, basato su un’alimentazione corretta ed una regolare attività fisica.

La maggior parte dei casi di colica addominale è causata da un’errata alimentazione, pertanto la prima cosa da fare è adeguare la nostra dieta, prestando molta attenzione a quello che mangiamo.

La dieta, infatti, è il rimedio naturale più efficace per ridurne gli episodi.

Ok ad alimenti ricchi di fibre (aiutano la motilità intestinale) come cereali integrali, riso integrale, quinoa, farro e miglio, accompagnati da verdure come finocchi e sedano (anche cotti al vapore). Importante assicurarsi sempre una giusta idratazione bevendo una sufficiente quantità di liquidi (anche sotto forma di tisane ed infusi, meglio se dalle proprietà carminative).

Se soffri, o hai sofferto di episodi di colica addominale e vuoi approfondirne le cause per risolvere la problematica, puoi prendere un appuntamento qui.