Dieta e reflusso gastroesofageo

Sopravvivere alle feste: consigli pratici per affrontarle al meglio.

Dicembre è arrivato e, oltre ai tipici malanni stagionali che dobbiamo contrastare come malattie da raffreddamento o influenze, ci troviamo a fare i conti con il periodo più “pesante” dell’anno (quanto meno dal punto di vista alimentare): le festività natalizie. (altro…)



Dieta e reflusso gastroesofageo

Esiste una relazione tra alimentazione e malattie?

‘Noi siamo quello che mangiamo’ diceva il filosofo Ludwig Feuerbach, del resto ciò che viene introdotto nel nostro organismo non influenza soltanto il corpo, ma anche i processi energetici e psicologici: perfezionare l’alimentazione, quindi, può migliorare la condizione di vita. (altro…)



Dieta e reflusso gastroesofageo

Reflusso gastroesofageo: come si può gestire?

Il reflusso gastroesofageo è una condizione particolarmente diffusa che consiste nella risalita di una parte del contenuto gastrico verso l’esofago. (altro…)



Dieta e reflusso gastroesofageo

Forte dolore in deglutizione? Ecco cosa potrebbe essere…

Oggi voglio parlarvi di una condizione molto particolare che, spesso, crea forte disagio a chi ne è affetto: l’odinofagia (o, più comunemente, il dolore in deglutizione).

Si tratta di un disturbo caratterizzato da una forte sensazione di dolore / bruciore a livello retrosternale che si manifesta durante la deglutizione; nei casi più marcati, inoltre, si può avere l’impressione di un corpo estraneo in gola abbinato ad una sensazione di soffocamento.

La causa primaria è da ricercare in condizioni infiammatorie dell’esofago, dette esofagiti.

Ne esistono di varie tipologie, classificate in base alla loro origine:

  • esofagite da reflusso: è la più diffusa ed è strettamente correlata ad una condizione di reflusso gastroesofageo. In questo caso, i succhi gastrici acidi contenuti nello stomaco entrano in contatto con la mucosa esofagea durante la loro risalita, provocando un’infiammazione cronica ai tessuti.
  • esofagite eosinofila: forse la più difficile da diagnosticare, viene scatenata da un’elevata concentrazione di globuli bianchi scatenata da una risposta ad un agente allergizzante che può essere sia alimentare (ad esempio latte, uova, farinacei) che non alimentare.
  • esofagite infettiva: causata da un agente esterno che va a creare un’infezione a livello dei tessuti dell’esofago; può essere virale, batterica, fungina o parassitaria ma è molto rara e si verifica, tendenzialmente, in persone affette da deficit del sistema immunitario come pazienti immunodepressi (ad esempio affetti da HIV o da carcinoma),
  • esofagite da farmaci: in caso di specifici trattamenti, quando il principio attivo rimane a contatto troppo a lungo con la mucosa esofagea può causarne un danneggiamento che può scatenare un’infiammazione dei tessuti.

Il sintomo principale è il dolore di deglutizione ma si possono verificare anche:

  • forte dolore retrosternale,
  • difficoltà nel deglutire,
  • nausea,
  • vomito,
  • dolore addominale.

La sua cura dipende dalla tipologia di esofagite ma esistono una serie di accorgimenti comuni a tutte le sue forme.

La dieta è sicuramente un punto cardine sia della terapia che della prevenzione dell’esofagite.

L’approccio preventivo dovrà essere, quindi, di tipo alimentare evitando pasti molto abbondanti (è preferibile suddividerli in più pasti piccoli durante la giornata piuttosto che farne solo 2 sostanziosi), limitare l’assunzione di alimenti grassi ed evitare le bevande alcoliche.

La dieta dovrebbe escludere anche alimenti come cioccolato, caffè, thè, menta, farine e zuccheri raffinati e, allo stesso modo, dovrebbero essere evitate bevande molto fredde o molto calde.

Può essere d’aiuto rallentare la velocità con cui mangiamo ed aumentare la durata del processo masticatorio, cercando di deglutire solo dopo aver sminuzzato per bene gli alimenti: in questo modo il transito verrà facilitato e sarà più difficile avvertire dolore in fase di deglutizione.

Vi consiglio, inoltre, di bere frequentemente durante il pasto, in modo da aiutare il naturale processo di discesa verso lo stomaco.

Nel caso di esofagite da reflusso, andranno messe in atto tutte le modifiche alimentari previste dal reflusso esofageo come:

  • eliminare gli alimenti che promuovono la secrezione gastrica (es. alcolici o caffè),
  • eliminare le spezie,
  • eliminare le bevande gassate,
  • ridurre al minimo gli alimenti poco digeribili,
  • ridurre l’assunzione di alimenti grassi,
  • preferire alimenti magri,
  • aumentare l’assunzione di verdura fresca,
  • consumare cereali integrali
  • evitare il fumo,
  • evitare di coricarsi o di fare attività fisica subito dopo i pasti,
  • masticare bene e senza fretta.

Nel caso in cui l’esofagite fosse di tipo eosinofilo, si dovrà provvedere alla ricerca dell’agente allergizzante che scatena la risposta infiammatoria, per poi eliminarlo completamente dalla nostra alimentazione.

L’esofagite infettiva è quella più semplice da curare: prevede un approccio medico finalizzato all’eradicazione dell’infezione scatenante e si risolve nel giro di qualche giorno con l’utilizzo di specifici farmaci.

Se presentate dolore in deglutizione, vi consiglio di contattare il vostro nutrizionista o medico di fiducia in modo da identificarne subito la causa ed agire mettendo in atto variazioni della dieta e dello stile di vita.  Trascurare il problema non può far altro che peggiorarlo, con il rischio di incorrere in patologie ben più gravi e severe come la stenosi esofagea, l’esofago di Barret ed il carcinoma esofageo.

 



Dieta e reflusso gastroesofageo

Sindrome da sovracrescita batterica – SIBO

La sindrome da sovracrescita batterica dell’intestino, conosciuta anche con l’acronimo SIBO – (Small Intestinal Bacterial Overgrowth), è una condizione in cui si verifica un’eccessiva proliferazione batterica nei tratti alti dell’intestino, che può portare a disturbi digestivi di varia entità o a malassorbimento intestinale.

Questa problematica può comparire in seguito ad alterazioni della motilità gastrointestinale o per mancanza di secrezione acida gastrica.

Negli ultimi anni, è stato possibile registrare un notevole incremento dell’incidenza legato sia alla dieta sbagliata che all’abuso di alcune tipologie di farmaci, come gli inibitori della pompa protonica (usati nella terapia del reflusso gastroesofageo).

I sintomi della SIBO sono simili a quelli delle sindromi da malassorbimento, pertanto è possibile riscontrare:

  • gonfiore addominale,
  • meteorismo,
  • flatulenza,
  • eruttazioni,
  • dolori o crampi addominali,
  • stipsi,
  • diarrea,
  • reflusso gastroesofageo,
  • deficit nutrizionali e vitaminici,
  • nausea,
  • malassorbimento.

Alcuni pazienti riferiscono di essere asintomatici: in questo caso si arriva alla diagnosi dopo un accurato studio clinico, dopo aver rilevato importanti, ed apparentemente inspiegabili, carenze nutritive (tipico il deficit di vitamina B12 o l’anemia) e calo ponderale.

La severità dei sintomi è soggetta ad ampie variazioni, in funzione dell’entità della carica batterica, delle specie implicate e dell’estensione del tratto intestinale interessate.

Come sappiamo, l’equilibrio della flora batterica intestinale (eubiosi) condiziona la salute del nostro organismo: per questo, la SIBO, può essere associata a varie condizioni come ipotiroidismo, intolleranza al lattosio, fibromialgia, morbo di Crohn, steatosi epatica non alcolica, IBS.

Quali sono i fattori di rischio per la SIBO?

Esistono vari fattori che, a lungo andare, possono generare la comparsa di questa problematica:

  • dieta scorretta,
  • stress prolungato,
  • abuso di alcune tipologie di farmaci,
  • deficit immunologici,
  • gastro resezioni,
  • ipocloridria,
  • anomalie motorie (ad esempio sclerosi sistemica, neuropatia diabetica)
  • anomalie anatomiche (ad esempio atrofia gastrica, diverticoli, stenosi).

Recenti ricerche scientifiche, inoltre, hanno evidenziato una correlazione con la sindrome da intestino irritabile (IBS) stimando una casistica che può colpire fino all’84% di pazienti affetti.

La diagnosi della sovracrescita batterica avviene tramite breath test (test del respiro) dopo la somministrazione di glucidi come glucosio, lattulosio o xilosio. Si tratta di un esame semplice, veloce e non invasivo che consiste, semplicemente, nell’espirare aria ad intervalli di tempo regolari.

Il test si considera positivo quando, misurando la concentrazione di anidride carbonica, o idrogeno, nell’aria espirata, si riscontra un picco ad insorgenza precoce: questo avviene per la fermentazione batterica dello zucchero nell’intestino tenue che va a produrre Co2 e H2.

In presenza di sindrome da sovracrescita batterica, si raccomandano modifiche alla dieta, dato che porta nutrimento ai batteri intestinali, ed allo stile di vita (con marcata riduzione dello stress).

Trattandosi di un problema che parte dalla fermentazione, la dieta dovrà portare ad una riduzione dell’apporto di carboidrati e zuccheri e ad una ridistribuzione dei pasti all’interno della giornata (pasti più leggeri ma più frequenti).

Da evitare dolcificanti ed alimenti con zuccheri della frutta aggiunti (fruttosio), verdure fibrose ed alimenti ricchi di fibre come i legumi.

Importante non trascurare eventuali carenze alimentari riscontrate, che andranno compensate mediante specifica integrazione di micronutrienti, in particolare in caso di ipovitaminosi.

Anche lo stress andrebbe monitorato e successivamente trattato, dato che può ridurre la secrezione di acido cloridrico e la peristalsi intestinale, aumentando il rischio di sviluppare la sindrome.

Data la delicatezza del tema e le possibilità che possa peggiorare condizionando seriamente la nostra salute, è altamente sconsigliato un approccio “fai da te”. Consultare sempre uno specialista della nutrizione per una corretta diagnosi della problematica abbinata alla scelta del giusto approccio curativo.

 



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