16 Dic Cervello e alimentazione: si può prevenirne l’invecchiamento?
L’alimentazione può influenzare il corretto funzionamento del cervello e garantire le corrette funzioni cerebrali? La risposta è sì. (altro…)
L’alimentazione può influenzare il corretto funzionamento del cervello e garantire le corrette funzioni cerebrali? La risposta è sì. (altro…)
Secondo una serie di ricerche scientifiche effettuate negli ultimi anni, limitare il consumo di carne – specialmente quando conservata, di scarsa qualità e presente in eccesso nella dieta – potrebbe avere numerosi benefici per la salute generale del nostro organismo. (altro…)
Come vi racconto sempre nei miei canali social, Facebook ed Instagram, le difese immunitarie ci proteggono dall’aggressione di agenti infettivi, come virus e batteri.
Ci aiutano a riparare le ferite, a rimetterci dai traumi, a prevenire e contrastare i tumori: insomma, costituiscono contemporaneamente il sistema di sorveglianza ed il reparto operativo d’emergenza che, attraverso una serie complicatissima di processi biochimici e cellulari, permettono all’organismo di mantenersi integro e sano.
Quali sono le basi dell’immunità?
Il sistema immunitario è dotato di due comparti difensivi:
L’efficienza delle difese immunitarie non è costante nel corso della vita, ma può andare incontro ad alti e bassi in relazione all’età, alle condizioni fisiche complessive, allo stato nutrizionale, allo stile di vita ed al livello di stress psicofisico a cui si è esposti.Rispetto all’età, si può dire che il sistema immunitario nell’infanzia è ancora parzialmente in via di costruzione, ed arriva a esprimere le sue massime potenzialità protettive dopo la pubertà, mantenendole per tutta l’età adulta. A partire dai 50-60 anni, tuttavia, la sua capacità difensiva inizia progressivamente a declinare lasciando gli anziani mediamente più esposti alle malattie e meno in grado di reagire all’attacco di microrganismi patogeni.
Quali sono gli alimenti che aiutano le difese immunitarie?
L’alimentazione può essere di grande supporto: una dieta sana e variegata, in grado di assicurare un apporto energetico sufficiente, oltre a tutti i micronutrienti essenziali per il buon funzionamento dell’organismo come vitamine e sali minerali (soprattutto, lo zinco, caratterizzato da un’azione di potenziamento delle difese immunitarie), sono un valido aiuto per rafforzare le difese immunitarie.
Esistono, però, una serie di alimenti che, più degli altri possono influenzare positivamente il nostro sistema immunitario come l’aglio, ad esempio.
L’allicina, il suo principio attivo, si sviluppa e si libera solo quando ne schiacciamo gli spicchi, è uno dei più potenti antibatterici, antivirali e antifungini in natura. Non serve mangiarlo: è sufficiente usarlo in padella o per insaporire le pietanze, schiacciandolo sempre, lasciando che il principio attivo si disperda nell’olio.
Secondo uno studio condotto dalla Kagoshima University, in Giappone, l’aglio ha un ruolo chiave nel prevenire e curare le alterazioni della flora batterica intestinale e nel trattamento della resistenza all’insulina.
I chiodi di garofano sono ricchi di eugenolo (un antivirale ad ampio spettro), oltre a contrastare la produzione di citochine che favoriscono l’infiammazione. Per non parlare, poi, del peperoncino, ricchissimo di vitamina C dalle ottime proprietà antiossidanti. Da ricordare di utilizzarlo a crudo in quanto, con il calore, si perdono le sue proprietà benefiche.
Anche i funghi Shiitake potenziano il sistema immunitario, grazie al lentinano che contengono, un beta-glucano che stimola i globuli bianchi (macrofagi e linfociti T) a distruggere sostanze potenzialmente dannose per il corpo.
Sono utili anche la cannella, antisettica ed antinfiammatoria ed altre spezie (come zenzero, curcuma e pepe nero), oltre a piante aromatiche come basilico e prezzemolo.
Esistono altri fattori che possono aumentare le difese immunitarie?
Un altro punto importantissimo, da tenere sempre in considerazione, è garantire all’organismo un riposo adeguato, dormendo regolarmente almeno 7-8 ore per notte, cercando di evitare stress eccessivi (di qualunque tipo) in grado di interferire con l’efficienza della risposta immunitaria.
Altri elementi che ci espongono ad un maggior rischio di malattie sono il fumo, il consumo eccessivo di alcolici ed uno stile di vita “disordinato”.
Anche l’attività fisica gioca un ruolo chiave in ottica preventiva: se praticata in modo corretto, aumenta l’efficienza delle nostre difese immunitarie.
Come possiamo ben capire, la chiave di tutto è sempre da ricercare in una buona prevenzione (che, puntualmente, inizia dalla nostra tavola). Buona prassi effettuare, periodicamente, delle analisi del sangue per monitorare lo stato infiammatorio, i valori ematici di colesterolo ed i livelli di importanti vitamine come la B12 e la D.
Da valutare, anche, la presenza e la quantità di eventuali metalli tossici nel nostro organismo: questo può essere effettuato mediante un esame non invasivo chiamato fotospettrometria. Per esempio, un eccesso di alluminio, mercurio o piombo puó influenzare negativamente il sistema immunitario.
Un’altra analisi da effettuare periodicamente ed ottimo indicatore del nostro stato di salute è quella del microbiota intestinale: basata sulla coprocoltura, permette di controllare la popolazione della nostra flora batterica per evidenziare eventuali stati disbiotici, stato infiammatorio e permeabilità intestinale.
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Sono sicuro che, almeno una volta nella vita, hai sentito parlare di vitamina B12, ma cos’è esattamente? E perché se ne parla così tanto?
Partiamo dalla base: la vitamina B12 è una di quelle fondamentali per il nostro organismo e viene chiamata anche “vitamina dell’energia” per il suo potere energizzante. Il suo nome scientifico è “cianocobalamina” e una sua carenza può portare a numerose problematiche.
È un nutriente importantissimo per la funzionalità del sistema nervoso e delle cellule del sangue (agisce nella biosintesi della mielina, una lipoproteina che avvolge e protegge i nervi).
Ricopre un ruolo fondamentale nella sintesi dei globuli rossi da parte del midollo osseo, oltre a coadiuvare la sintesi di DNA ed RNA.
I suoi valori variano molto nell’arco del tempo e la sua assimilazione non è sempre scontata, per questo non è difficile trovarsi in una situazione di carenza. Per evitarlo, occorre controllarne i valori tramite un semplice esame ematico per poi, eventualmente, andare a modificare la dieta o ad integrare, su consiglio del nutrizionista, tramite specifica supplementazione.
La difficoltà di assorbimento di questa vitamina, nella maggior parte dei casi, è dovuta alla mancanza del fattore intrinseco (una proteina prodotta dalla mucosa gastrica che ne permette, appunto, il suo assorbimento da parte dell’organismo): questo può essere causato da meccanismi autoimmuni (le cellule immunitarie attaccano le cellule che lo producono, ritenendole elementi estranei all’organismo), dall’utilizzo prolungato di alcune tipologie di farmaci o dalla presenza di patologie intestinali croniche come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa.
Uno dei principali sintomi di carenza di vitamina B12 è la stanchezza cronica, spesso abbinata anche a difficoltà di concentrazione, del resto svolge un ruolo di primaria importanza nella prevenzione dell’anemia megaloblastica (una patologia caratterizzata da globuli rossi di grandi dimensioni) che porta a stanchezza e debolezza.
Diverse ricerche scientifiche, inoltre, hanno correlato la carenza di cianocobalamina a deterioramento cognitivo manifestato tramite nebbia cognitiva, difficoltà di concentrazione e scarsa memoria, oltre ad un aumentato rischio di sviluppare patologie ben più gravi come l’Alzheimer.
Come prevenire una carenza di vitamina B12?
In primo luogo, è necessario controllare il corretto assorbimento della vitamina da parte del nostro organismo, per poi andare a modificare la dieta, insieme ad un bravo nutrizionista, che potrà programmare un piano alimentare specifico per le nostre esigenze.
In caso di diete molto restrittive o che prevedano l’esclusione di alimenti di origine animale, sarà necessario supplementarla mediante specifici prodotti.
Le fonti alimentari di B12 sono, principalmente, di origine animale: la possiamo trovare in alimenti come carne di manzo, pesce, uova, latte e derivati e fegato ma anche, in quantità minori, in alcuni alimenti di origine vegetale come alcune alghe ed alcuni funghi, oltre che in tutti i preparati fortificati (ad esempio le bevande vegetali a base di riso o soia).
Attenzione alla cottura: il calore e la bollitura possono portare ad una distruzione della maggior parte delle vitamine presenti nell’alimento fresco, meglio optare per una cottura al vapore o, quando possibile, per il consumo dell’alimento a crudo.
In caso di necessità di supplementazione, è fondamentale l’intervento del nutrizionista affinché possa valutare la posologia più adatta alla nostra casistica: ad esempio, in pochi sanno che esiste una grande differenza, anche a parità di quantità assunta, nel numero di dosi in cui viene separata.
Ad esempio, sarebbe facile pensare che una dose di 50mcg, da assumere una volta al giorno, tutti i giorni, sia equivalente all’assumere una dose settimanale da 350mg ma, in realtà, all’aumentare della dose, diminuisce la percentuale assimilabile. Nel primo caso, il nostro organismo ne assorbirà circa il 3% (1,5mcg al giorno, per un totale di 10,5mcg settimanali) mentre nel secondo, con singola dose, arriverà a 3,5mgc settimanali).
E se assumo più B12 di quella necessaria?
Dal punto di vista alimentare, è estremamente difficile trovarsi in un caso di ipervitaminosi, anche perché parliamo di una vitamina idrosolubile che, in caso di eccessi, viene eliminata attraverso i reni senza accumuli dannosi per l’organismo.
Tuttavia, in caso di integrazioni fai da te e con quantità elevate, è possibile sovraccaricare i reni con conseguenti possibili problematiche.
I principali sintomi da eccesso di vitamina B12 sono tremori, nervosismo ingiustificato, tachicardia, difficoltà respiratorie (dispnea) e possibili reazioni allergiche.
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In caso di integrazione di vitamina B12 protratta a lungo termine, senza la supervisione e la prescrizione di un professionista, si possono verificare dei casi di ipervitaminosi. (altro…)

L’anemia megaloblastica è una patologia caratterizzata dall’ingrossamento delle dimensioni dei globuli rossi che, per questo, non sono più in grado di trasportare ossigeno in modo efficace. (altro…)

La carenza di vitamina B12 può portare ad una sintomatologia specifica che si manifesta in presenza di gravi deficit protratti nel tempo. (altro…)

La vitamina B12, o cobalamina, appartiene alle vitamine del gruppo b e fa parte delle cosiddette vitamine essenziali (ovvero vitamine che il nostro corpo non è in grado di produrre). (altro…)