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Ipertiroidismo e dieta: come dobbiamo comportarci?

Spesso sentiamo parlare di ipertiroidismo: ma di cosa si tratta realmente?

È una condizione clinica causata da un’eccessiva produzione di ormoni tiroidei che, molto frequentemente, provoca delle alterazioni a carico del metabolismo, del sistema nervoso e del cuore.

Colpisce prevalentemente le donne tra i 20 ed i 40 anni, ma può insorgere in qualsiasi età e sesso a causa di iperplasia primitiva diffusa (il corpo va a produrre immunoglobine che stimolano la produzione ormonale), gozzo nodulare o multinodulare, adenoma iperfunzionante o abuso di preparati tiroidei e iodio; pensate che dopo il diabete, è la malattia endocrinologica più diffusa.

La sintomatologia tipica prevede la comparsa di ingrossamento tiroideo, stati di eccessiva stanchezza, calo ponderale non giustificato da una dieta o da un cambiamento delle abitudini alimentari, forte sensibilità al caldo, iperidrosi e aumento degli stati di ansia e di nervoso.

L’alimentazione, nei soggetti colpiti da ipertiroidismo, gioca un ruolo molto importante nella gestione della problematica, per questo è indispensabile chiedere il supporto di un bravo nutrizionista che potrà suggerirvi sia una corretta dieta che quali alimenti evitare.

In generale, la dieta dovrà comprendere un’alimentazione di tipo antinfiammatorio ed essere ricca di calcio e vitamina D, due componenti di vitale importanza per la salute delle ossa, messa a dura prova da questa condizione.

Considerando l’implicazione dello iodio nella disfunzione della ghiandola tiroidea, la prima cosa che suggerisco di fare è di consumare alimenti che ne siano poveri andando a ricavare l’apporto energetico e proteico da alimenti come legumi ed ortaggi.

Anche la frutta secca (noci, mandorle ed anacardi) ed i semi oleosi possono far parte della nostra alimentazione purché al naturale e non nella versione con sale aggiunto. Sono ricchi di selenio, zinco e ferro: minerali preziosi per la nostra salute.

Le verdure crucifere, grazie ai loro glucosinolati, possono limitare l’assorbimento di iodio pertanto sono un valido alleato da tenere in considerazione: via libera, quindi, a cavolfiori, cavolo cappuccio, cavolini di Bruxelles, broccoli, cime di rapa, ravanelli e rucola. Sono tutti alimenti ricchi di fibre ed antiossidanti, quindi aiuteranno e favoriranno la digestione ed il transito intestinale, oltre a contrastare i danni da radicali liberi.

Sono molto ricchi, inoltre, di micronutrienti che possono aiutare la salute tiroidea.

Oltre agli alimenti da tenere in considerazione, andrà curata anche la loro preparazione: esistono delle metodologie che possono ridurre lo iodio presente negli alimenti, in particolar modo le modalità di cottura. Vi suggerisco di optare per la bollitura che ne può rimuovere fino al 58%.

Ora che abbiamo visto cosa deve comprendere la dieta in caso di ipertiroidismo, vediamo anche cosa dobbiamo evitare: come detto inizialmente, vanno evitati tutti gli alimenti contenenti iodio quindi pesce di mare, insaccati e prodotti caseari.

Molto importante evitare gli alimenti industrializzati dove viene ampiamente utilizzato anche sotto forma di coloranti o conservanti che lo contengono: controllate sempre le etichette di quello che volete acquistare e, se trovate tra gli ingredienti lo iodio, l’eritrosina o l’agar-agar, evitateli.

Vi consiglio, inoltre, di evitare tutte le bevande con effetto eccitante come caffè, tè, bevande energetiche e bevande contenenti caffeina in modo da non peggiorare eventuali stati di ansia o nervosismo spesso presenti in caso di ipertiroidismo.

Le ricerche scientifiche, inoltre, hanno dimostrato una correlazione tra assunzione frequente di glutine ed insorgenza di patologie autoimmuni (quelle condizioni in cui il nostro sistema immunitario va a reagire, in modo anomalo, contro i tessuti sani) pertanto sarebbe meglio escludere i cereali che lo contengono come farro, orzo, segale e frumento.

Al loro posto possiamo utilizzare ottimi alimenti come grano saraceno o quinoa.

Queste sono solo delle linee guida ma, per l’impostazione di un corretto piano alimentare, è importantissimo contattare il vostro nutrizionista di fiducia. Il fai da te, nell’alimentazione, non è mai raccomandabile, specialmente in presenza di condizioni particolari e delicate.

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4 Colazioni per iniziare la giornata in modo sano (e perdere peso)

Contrariamente a quanto si possa pensare, la colazione è un pasto molto importante, anzi, direi quasi il più importante della giornata. Seppur possa essere quantitativamente inferiore rispetto a pranzo e cena, svolge un ruolo fondamentale, specialmente in un regime dietetico finalizzato alla perdita di peso. (altro…)



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Hai il colesterolo alto? Potrebbero interessarti i risultati di questo nuovo studio.

Il colesterolo è una molecola di grasso che, se presente in livelli adeguati, contribuisce al buon funzionamento dell’organismo essendo deputato alla sintesi di vitamina D, oltre che essere parte costituente delle membrane cellulari, in particolare di quelle del sistema nervoso.

Il nostro corpo lo produce attraverso il fegato ma può essere introdotto anche con la dieta, in particolare con alcune tipologie di alimenti come i cibi di origine animale ed il suo trasporto nel sangue avviene attraverso le lipoproteine LDL ed HDL.

In caso di aumento del suo valore, si parla appunto di una condizione (disordine metabolico) di ipercolesterolemia che, se non trattata, può portare a svariati processi dannosi, in particolar modo a carico dell’apparato cardiovascolare.

Come ben sappiamo, da molti anni le linee guida suggeriscono alle presone con ipercolesterolemia (un eccesso di colesterolo nel sangue) di ridurre al minimo il consumo di grassi saturi in modo da abbassarne i valori; anche l’American Heart Association aveva, in passato, dato indicazioni sull’alimentazione suggerendo di evitare il consumo di alimenti di origine animale (carne, uova e formaggi) oltre ad evitare l’olio di cocco ma, secondo un recente studio, le cose potrebbero essere cambiare.

Un gruppo internazionale di esperti in malattie cardiache ed alimentazione preventiva sostiene che, ad oggi, non esistono prove del fatto che un’alimentazione a basso contenuto di grassi saturi sia in grado di ridurre il colesterolo (a tal proposito è stato pubblicato uno studio sulla rivista BMJ Evidence-Based Medicine).

Secondo gli autori dello studio, non esistono motivazioni per raccomandare una dieta a basso contenuto di grassi saturi ma, al suo posto, andrebbe introdotta un’alimentazione povera di carboidrati che si dimostrerebbe più efficace nella lotta all’ipercolesterolemia oltre che ottima in condizioni come sovrappeso, ipertensione e diabete.

D’altronde, la dieta (intesa come alimenti consigliati ed alimenti da evitare) è sempre il primo strumento terapeutico per chi soffre di colesterolo alto, oltre che essere un’ottima prevenzione per evitare l’insorgenza di numerose patologie.

Dai dati dello studio è emerso anche che i pazienti affetti da malattie coronariche presentano quasi sempre fattori di rischio associati all’insulino resistenza come obesità, elevati livelli di trigliceridi nel sangue e diabete: tutte patologie per le quali è indicata una dieta a basso contenuto di carboidrati e povera di zuccheri.

Gli effetti dell’ipercolesterolemia vengono, inoltre, amplificati quando i valori ematici del colesterolo sono accompagnati da trigliceridi elevati, diventando una vera e propria minaccia per il corretto funzionamento del sistema cardiovascolare.

I risultati dello studio sono coerenti anche con un’altra ricerca pubblicata recentemente sul Journal of the American College of Cardiology nel quale veniva evidenziato come alimenti in grado di aumentare la glicemia (pane, pasta e dolciumi) dovessero essere ridotti al minimo.

I valori di colesterolo possono essere monitorati con dei semplici esami ematici ma, in caso di valori al di fuori dei range di normalità, vi consiglio di affidarvi sempre ad un nutrizionista evitando, tassativamente, il fai da te che può portare a peggiorare ulteriormente le cose.

Trattandosi di una condizione asintomatica, in caso predisposizione al sovrappeso o tendenza ad una dieta sregolata, sarebbe bene controllarne periodicamente (una volta all’anno) i valori.

Se credi di essere affetto da ipercolesterolemia o se hai riscontrato valori ematici alterati e vuoi correre ai ripari, puoi prenotare un primo appuntamento con me a questo link.